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italien 91

Cote : italien 91  Réserver
Ancienne cote : Regius 7706
Trattato su " I diexe comandamenti e i XII articolli corne si debeno oseruare: e da poi questi seguisse i VII peccati mortalli e questi dechiara in quanti modi se commetteno. E da poi soggiunge i VII doni del spirito sancto e come i se receuono i quali sono a ripecto de i VII peccati mortalli " (f. 1-69; con figure a penna). " I fioreti di San Francesco " (f. 70-94). " De le gloriose stimate del beato, padre nostro messer San Frangesco el quale rezieuete da Christo in sul monte santo de 1 auerna et perho che le dite stimate fuorono zingue secondo le zingue piague di Christo perho questo tractato auera zingue consideratione... " (f. 95-102).
1301/1400
Papier. 102 ff. précédés de 2 gardes de papier moderne et suivis d'une garde de papier ancien et de 2 gardes de papier moderne. 310 × 210 mm.
Manuscrit en italien
Bibliothèque nationale de France. Département des Manuscrits

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Mazarin 615

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Notice détaillée, Mazzatinti t. II, p. 51-56. Sec. XIV; mis. 32 X 22; scritto a due colonne; sul dorso porta questo titolo: « La somme Le Roy en italien ». Consta di ff. 102 modernamente numerati. Nel margine superiore del recto del f. 1 leggesi, scritta di seconda mano, la nota; « hoc opus est idem cum 7283, 7284, 7289 et fuit compositum gallice a fratre Laurentio ordinis praedicatorum Philippi audacis regis Francorum confessarij et dicebatur hunc vulgo La somme le Roy. anno 1278. de isto confessario fit mentio in testamento Petri ducis Alonçonii fratris dicti regis in Vita S. Ludouici a L. Du Cange collecta ». — Contiene : [——] [f. 1-69]. Un trattato su i dieci comandamenti, l' argomento del quale leggesi a f. 69/a: « In questo libro sono i diexe comandamenti. E i XII articolli come si debeno osseruare particularemente. E da poi questi seguisse i VII peccati mortalli e questi dechiara in quanti modi se commetteno. E da poi sogiunge i VII doni del spirito sancto e come i se receueno i quali sono a rispecto de i VII peccati mortalli ». Il testo è illustrato da vari disegni a colori, condotti molto rozzamente. A f. 1/a è rappresentato Mosè che da Dio riceve sul Sinai le tavole della legge; a f. 2/b Gesù che con un libro in mano spiega le massime religiose ai dodici apostoli che gli stanno genuflessi ai lati; a f. 3/b un leone; a f. 17/a è il giudizio finale; da una parte è un angelo che mena seco molte anime, dall' altra sono alcuni demoni che tentano di portar via quegli spiriti eletti: in alto è la gloria celeste. La relativa rubrica, scritta in rosso, dice; « Qui de essere como nostro signore idio donora sua spauenteuole sententia al grande giorno dol giuditio. Et puoi dee essere dipinto il paradiso e lo inferno ». A f. 23 sono disegnati sette alberi; sette fanciulle attingono con un' amfora l' acqua da sette fontane che nascono presso alle piante; in alto è rappresentato il Salvatore. La rubrica, che segue nella pag. precedente, è questa: « Li septi alberi significano VII uirtu. Onde questo libro parla l'albero del megio significa yhu Xpo sotto cui crescono le uirtu. Le septe fontane di questo giardino significano li. VII, doni dol sancto spirito chi inafia questo giardino che antigono delle fontane predicte sono le septe petitione dol sancto patre nostro che impetrano li septe doni del sancto spirito ». A f. 24/b è rappresentato Gesù che da un luogo elevato, con un foglio in mano, su cui leggesi « Patre nostro », spiega I' orazione quotidiana alle turbe e agli apostoli che gli stanno ai lati, in ginocchio; a f. 24/a leggesi« Qui da lato si vuol essere dipinto il nostro signor ihu come ello stia in sul monte e predichi a suoi discipoli et a l'altra turba. Et come elli insigno loro la santa oratione del Pater nostro ». A fol. 29/a è rappresentata la discesa dello spirito santo nel cenacolo; gli apostoli stanno seduti; in alto è una colomba candida e il patre eterno: la rubrica dice: « Qui appresso dee essere dipinto idio in una nuuola con una palla in mano mancha partita per tertio et sotto lui la colomba che giti fuocho per bocha la quale idio segni con la mano drita. Et disoto ala colonba siano i. XII. apostoli che rezieuano lo spirito santo in spetie de lingue di fuocho ». A f. 30/b sono le quattro virtù in quattro quadri; appresso leggesi: « Qui dee essere prudentia temperantia fortezza Justitia. Prudentia e una dona sedente che lezie a suoi discipoli. Temperantia e dala parte sinistra una dona a tauola allato a prudentia una dona che parli a temperantia. di sotto ala tauolla una dona che beua. forcia e dala parte ricta una dona necta et in due sue mani uno tondo. Justicia a sinistra in mano ricta abia una spada nela mancha billançia ». A f. 32/b, in due quadri, sono una donna presso ad una torre dalla cui altezza precipita a capo fitto un uomo; e due schermitori genufiessi dinanzi ad un altare. Il testo cosi spiega: « Qui de essere humilta son uno augello in mano ricta. nell altra uno compasso tondo dinançi de auere una torre et una ymagine che caggia da merli, poi dee essere uno huomo in oratione ad altare. Et un altro inginochiato che schermischa quello che adora. I nomi dele sopraditte ymagini sono questi. humilta superbia peccatore ypochrito ». A f. 35/b sono, in tre quadri, rappresentati una donna con una colomba in mano, dinnanzi ad un vecchio; due individui che si abbracciano, ed un re che con una lancia colpisce nella fronte un fanciullo. E la rubrica: « Qui dee essere una dona ricta che nome amistade et tiene in mano una colomba et dinançi allei dee auere uno huomo vechio che a nome ely. Et di sotto ala dona dee auere due figure che se abracino et basino et luno a nome dauid et laltro yonatas. Et poi dee essere uno re co una lancia in mano et vuol ferire uno fanciullo. Il re a nome saul il garzione dauid ». A f. 37/b, in due quadri, sono disegnati l'arca di Noé, un carnefice che taglia con la spada il capo ad un giovine genuflesso presso al quale sta in piedi una donna; ed un vecchio che s' interpone fra due combattenti, armati di spade e di scudi. La rubrica dice: « Qui dee essere la patientia in forma di una dona che stea ricta abia un agnus dei. Et dinanzi ala dona he uno cha nome fellonia che ferisse uno che stae in genochioni. poi de essere larcha de noe. poi de essere moyses che partise due che si uolgliono ferire. I quali nomi sono questi. Equitade et fellonia ». A f. 40/b sono raffigurati, in tre quadri, una donna che tiene legato un leone; un giovine che taglia la testa ad un uomo prostrato e ferito nel capo; ed un uomo sdraiato che dorme con i buoi aggiogati da canto, mentre un giovine sparge i semi del frumento sul campo arato: la rubrica è questa: « Qui dee essere una dona ricta che tenga legato uno leone. Apresso dee essere dauid si come elli uinse con la ronbola sua il gigante golia con tre pietre. Apresso da lato dee essore uno homo che dorma in su larato e i buoi da lato. Apresso uno homo che semini il quale he apellato lauoratore ». A f. 46/a sono disegnati, in quattro quadri, una donna che fa la carità a' poveri; un vecchio seduto che sopra un tavolo numera monete d' oro; un vecchio che accoglie festosamente due angeli; ed una donna che versa olio da una coppa in un' altra: a f. 45/b leggesi: « Di soto dee essere una dona che doni limosina Et uno che a nome loth che inuita a suo albergo due angelli. Et uno che anouera danari et questo ha nome auaritia. Et contra a lauaritia una dona che uuota olio, in due orciuoli luno nellaltro ». A f. 53/a, in quattro quadri, sono rappresentati una donna con una colomba in mano; un' altra donna che ha nella destra un panno bianco e due piccole figure di demoni; un uomo che dorme con, a lato, una donna che brandisce una spada; ed un giovine in atto di allontanarsi da una donna; la rubrica è questa: « Qui dee essere chastita che una dona con un uziello in mano. Et poi dee essere luxuria ton uno camicio in mano et ne laltra ae due demonii che pilgliano il camicio. Et di sotto e una dona che vcide uno che dorme che a nome ester et un altra dona che non lassia ucidere poi dee essere una dona che rechiede Josep di peccato ». A f. 55/b è disegnato un altare presso al quale molti fanno orazione; nella pag. precedente leggesi: « Qui. dee essere uno altare che da luno lato abia huomeni che adorino ginochioni dinanzi a laltare humilmente et uno angello sepre el capo loro che scriuia loro orationi. Da laltro lato siano huomeni et done che riguardino colloro che adorino et schermischali et sia sopra questi schermitori il dimonio che schriua illoro peccati ». A f. 64/b-65/a sono rappresentati, in quattro quadri, una donna che ha sette colombe sulle spalle ed in mano; ai piedi le giace un leone; due uomini che allestiscono, una tavola da pranzo; un re, seduto a mensa, che beve; un vecchio con un bambino in braccio; e tre demoni che martoriano un uomo nudo, disteso sul fuoco. La rubrica è questa: « Qui di sotto debeno essere le ymagine di sobriatade et di giotornia. La ymagine de essere una dona ricta in su uno leone et abia VII ucelli tra in sue mani et sopra le spalle. Apresso dee auere uno huomo a tauola che tagli il pane per misura. di soto a queste figure dee auere uno giotto a tauola piena di uiuande et uomichi quello chelli a manchiato sopra la tauola Apresso dee essere una tauola piena di uiuande et a questa tauola sia el richo che manuchi splendidamente et serui et doncelli intorno lui et ala porta del richo dee auere uno huomo che difenda et non lasi donare limosina a laçaro lebroso che sta ala porta e domanda al portinaio di minuçioli dila soa menssa e aiuto ala soa grande necessita. el portinaio li le contradice et chani che sono a pie dela porta lechano le piage a laçiaro leproso per compassione channo di lui. Appresso de essere el richo sepellito et portato da diauoli in inferno. Et come el mendico laçiaro e portato dalli angeli in Reno di abraam. et come el richo stando nelle pene riguarda laçiaro in paradiso et dimanda una choziola de aqua a lazaro per refredar sua lingua che ardea nela grande fiama dinferno Et Abraam risponde et niega zio che el dito richo adimanda ». [——] Il trattato com, : « Lo primo comandamento che Idio comando sie questo che tu non adori diversi dii. Çio he a dire tu non hauerai per Idio altrui che me. Ne non adhorerai ne non meterai tua speranzia se non in me... »: e finisce; « ... Et poiche ella [letizia] passa tuti i sensi et tuti seni ella passa tute le parole che chuore non potrebe pensare ne lingua diuisare qual cossa e quella pazie che Dio ae aparechiata a suoi amici. Et per zio non saprei di zio se non balbetare e dire cossa suficiente Et per zio non uolglio io dire più sopra zio. Anzi finiro mia materia a honore et gloria del nostro Signore A chui ne sia chontato lo honore che noi meni in sua compagnia la doue e la eternale uita in sechula seculorum Amen. Explicit liber. Deo. gracias. Amen ». [——] b) [——] [f. 70/a-94/b]. I fioretti di S. Francesco. Com.: « Qui comincia i fioreti di San francesco. In prima e da considerare el glorioso messer san francescho in tuti ati dela uita soa fo confermato a Xpo Impero che come Xpo nel prinzipio de la soa predicatione elese dodezie apostoli a dispresiare ogni cosa mondana e seguitare lui in pouerta e nele altre uirtu... ». Finisce: « ... Et niente di meno forsi zinquanta di dinanzi ala sonzione dela dona nela quale il sopra dito chaxo li auuene anche gli era stato dito da dio che quello chaxo gli douea adeuenire intorno ala dita festa dila asonzione ma poi non ui sens arricordaua dela dita reuelatione. ad laude de Xpo benedito Amen ». Appresso, scr. in rosso, leggesi: « Qui finise illibro dei fioreti di San francesco in el mondo pouerello Et in la patria eterna et facto trionfante citadino di yhu Xpo el quale come uasello infocato delo spirito sancto deba pregare xpo yhu che infocha nui a seguitar lui ad laude sia dela regina excelsa maria Amen ». [——] c) [——] [f. 95/a-102/b]. La leggenda delle stimmate di S. Francesco. Com.: « In questa parte uederemo con diuotta consideratione dele gloriose stimate del beato padre nostro messer san frangescho el quale rezieuete da Xpo in sul monte santo de lauerna et perho che le dite stimate fuorono zingue secondo le zingue piague di Xpo perho questo tractato auera zingue considerazione... ». [——] Gli argomenti dei Capitoli sono i segg.: [——] 1. « Como santo francesco peruene al monte de lauerna » (f. 95/a-96/b). [——] 2. « Dela conuersione et uita cheli tene et ebe con compagni in sul dito monte » (f. 96/b-98/a). [——] 3. « Dela aparicione sarafica et impressione dele stimate » (f. 98/a-99/b). [——] 4. « Come santo francesco desese de lauerna poiche lui ebe recieuuto le stimate » (f. 99/b-100/a). [——] 5. « De diuerse aparicione et reuelatione diuine facte da poi la morte di santto f(rancesco) a santi frati et ad altre diuote persone dele dicte stimate gloriose » (f. 100/a-102/a). [——] Finisce: « ...Et questo basti quanto ala quinta considerazione dele gloriose stimate del nostro padre canto f[rancesco] la chui vita Idio zi dia grazia di seguitare in questo mondo che per una dele suoe stimate gloriose noi meritiamo di essere saluati ad laude de Xpo benedito Amen. Deo gratias Amen ».

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Le fichier Avril a été constitué entre 1968 et les années 1990 par François Avril, conservateur au département des Manuscrits, à partir d’un examen systématique des manuscrits des fonds latin, français (et partiellement N.A.F.) et italiens, dans la perspective de l’élaboration d’un catalogue scientifique des manuscrits enluminés de la BnF. Cette documentation de travail est tenue à jour et complétée jusqu'en 2003.

Bibliographie

Voir Antonio Marsand, I Manoscritti italiani della Regia Biblioteca parigina descritti ed illustrati dal dottore Antonio Marsand,... - Parigi, Stamp. reale, 1835-1838. - 2 vol. in-4° (26 cm). Notice n° 43

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Dépouillement bibliographique

Ce dépouillement bibliographique est réalisé de façon systématique à partir des publications acquises par le département des Manuscrits. Il est issu de chargements périodiques (dernier chargement : février 2021).

2015

Bertrand COSNET, « La transmission de l’iconographie des vertus dans les manuscrits italiens du 14e siècle : la réinvention de la Somme le roi », dans Re-inventing traditions : on the transmission of artistic patterns in late medieval manuscript illumination, dir. Joris Corin Heyder, Christine Seidel, Frankfurt am Main ; Bern ; Bruxelles : P. Lang, 2015, p. 33-47, cité p. 36.