Département des Manuscrits > Italien > Italien 1001-1250

italien 1069

Cote : italien 1069  Réserver
Ancienne cote : Supplément français 5600
Poesie varie, alcune delle quali popolari ed altre di Leonardo Giustinian (f. 1-66)., " Istoria di sancto Justo... la fortuna del quale in Franza se canta... " (f. 67-99). Storia " de santo giorgio martire et caualiere ", in ottave (f. 100-111). " Lamentela da mandare a una zovene che fossi amanti sua ", in sesta rima (f. 112). " Istoria de Fiorio et Bianzifiore ", in ottave (f. 113-136). Storia d'un cavaliere " grando sire " (f. 136-142). " Storia de li doy amatori... uno foe priamo e 1 altra tisbe " (f. 143-151). Canzonetta (f. 151-152).
1501/1600
Papier152 ff. Les ff. 46v, 47, 50, 52-53v sont blancs.
Manuscrit en italien
Bibliothèque nationale de France. Département des Manuscrits

Présentation du contenu

Notice détaillée, Mazzatinti t. II, p. 265-279. Da questo codice l' egregio amico dottore Antonio Ive estrasse tre componimenti che publicò nel Giornale storico della letteratura italiana, Vol. II, pag. 149 e segg.: il primo é il rimpianto di Maria Maddalena che comincia « Al nome di yessu cum deuocione »; il secondo é la « lauda di Nostra Donna jn atiuto di Bergamo et di tuta Lombardia » che comincia « Merze ti chiamo o uerzene maria »; l' ultimo è una canzonetta di una fanciulla uscita di convento, che comincia « [O]ra may che fora son ». Da questo medesimo Codice fu da noi tolto lo strambotto che comincia « O biancha più cha niue di mascela », e publicato nel G. B. Basile, a. I, n.° 5. Per la descrizione del Codice e per la notizia di quanto è contenuto a f. 45 ed a f. 47-50 valga ciò che ne scrisse il Dottore A. Ive nel Giornale citato, a pag. 149 e seg. nota 1. [——] « Il Cod. cartaceo, miscellaneo in-8° picc., consta, ora, di 152 carte numerate; fra le quali quelle portanti i numeri 46/b, 47/a, 50/a ; 52 e 53 sono state lasciate in bianco. Vario ne è il contenuto come la scrittura; le prime 24 carte e quelle che vanno dal n.° 55 al n.° 152 sembrano della stessa mano, quelle che vanno dal n.° 25/a al n.° 45/a attestano un' ultra mano; e finalmente le carte 45/b, 46/a, 47/b, 48, 49, 50/b sono state riempiute posteriormente. La carta prima porta, in testa, una miniatura assai rozza - un uomo, coll' indice teso, in atto di richiamare su di sè l' attenzione del Pubblico - ; le prime 45 contengono poesie di vari autori (così una parte è di quel famoso poeta che fu Leonardo Giustinian, le poesie del quale sono contenute pure in un altro codice della stessa biblioteca, il n° 1320 del fondo it.; un'altra di Serafino d'Aquila ed altre ancora d'ignoti poeti popolareschi; uno strambotto, fra questi, fu pubblicato, or non è molto, dal dott. G. Mazzatinti nel ¤Giambattista Basile$, a. I, n.° 5). Comincia dalla canzonetta « Qual Nympha in fonte // o qual in ciel may dea // fo simel de beltade // quanto he costey ». [——] Un' altra coserella trovasi al margine del f. 1. Alla carta 45/b, leggesi la nota seguente: « L'ano 1523 del messe de novembrio vene alta la neve uno brazo. et errano el campo di veniciani a Martinengo conce (?) el duca de orbino et morivano li santinellj de fredo et mi zovane lilicini azo sscrito de mia mano ». E più innanzi : « L'Ano 1541 el di de santa maria de la purifficacione et el di de santo Biaxio chi sono a di 2 et a di 3 dito comincio a navicare cio ve a fiocarre di et note che la vene alta ala panzer di cavalli ante bovi et vache et fu messurata da più perssone et era alta quarti sey 6 etj più et erano stato quatro mesi a non piovere ne fiocare. Et mi zovane di licini azo scritto et veduto questa neve ». - Seguono, quindi, a carta 46/a il « Rimpianto di Maria Maddalena », a cart. 51/a le « Laudi », a cart. 55 la « Canzonetta di monache ». Altre quisquilie, strane in vero, come la prece: « Deus habram, Deus isah, Deus jacob, deus qui celum et terram creasti omnes qui sunt in och (sic) mundum (sic) in nomine tuo salvum me fach et in virtute tua libera me † † Ibi ci p? roveme (?) aosti Vincentius Licinus 1551 a di duo » trovansi alla cart. 47/b. La carta 48 ha, pure della stessa mano che vergo l' altra prece, il seguente brano di preghiera: « In nomine patris et filii Spriritus santi. Amen. Deus qui beate Brigida (sic) Virginis et martire... ». Viene poscia una serie di « oremus », più o meno esatti, che riempiono, con intervalli più o meno lunghi, le carte sino alla pag. 50 e poi di nuovo alla data « 1561 a di 25 lujo, la ruina de B[er]agmo cita antichissima et vegia et ritrata in nova ». Indi, in continuazione della medesima, « Nota qualmente el serenissimo sforza ditto pallavisino siano fatto prencipio a fortifcar Bergamo et fece butar zosso santo alexander mozodi et santo laurencio cum el ssuo borgo et santo dominico et la ssua contrata et fici butar zosso la contrata de pela brocho de sopra da pizinollo lano 1561 del messe de jullio ». « Ego manduco panem recentem // Con in voca remexa audibit suos deus (?) ». [——] A cart. 51/b leggonsi i versi seguenti, che, come tutti gli altri, si succedono senza divisions di sorta, e sono colla rima al mezzo: « Mi volgio dire amici che non vi inamore in petegolesse perche le fa careze sin che in la rete siette tanto vi averto puttj », ed alla cart. 54/a questi altri: « Ama dio non fallire fa pur bene e lasa dire Che vol dire Ama dio e non fallire »; e sul verso: « Tal me dice come sto // Che dispiacer ell a del Ben ch i o // mistro marco da verdello // messurete el feno jn tre mollo l ano 1545 ». [——] « Al'mo. almo et gienerosso alto signiore che tuto luniverso signorezi questo ». Trovansi da ultimo (da carte 55 a 152) la « Storia di Santo Justo », di « Santo Giorgio », la « Storia di Florio e Bianzifiore », una « Ballata d' amore », e finalmente la « Storia de li doy amatori Piramo e Tisbe ». Le proue per dimostrare che « il copista sarà stato probabilmente del settentrione d' Italia » sono addotte dall'Ive a pag. 151, nota 2, del ¤Giornale$ citato. « Il ms. (continua l' Ive), nel quale si trovano queste poesie e che non è di certo l'originale, a noi sembra si possa assegnare alla fine del secolo XV o, tutt' al più, al principio del XVI. La lingua è, in fondo, quella della Toscana, con qua e là qualche infiltrazione di veneto; ciò che ci dà la chiave per istabilire anche doue sia da ricercarsi la patria del copista » (ivi, pag. 151). [——] Et ora vediamo quali e quanti componimenti sono contenuti in questo Codice.

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Le fichier Avril a été constitué entre 1968 et les années 1990 par François Avril, conservateur au département des Manuscrits, à partir d’un examen systématique des manuscrits des fonds latin, français (et partiellement N.A.F.) et italiens, dans la perspective de l’élaboration d’un catalogue scientifique des manuscrits enluminés de la BnF. Cette documentation de travail est tenue à jour et complétée jusqu'en 2003.


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